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My SüdtirolOsservatorio indipendente su Alto Adige e Bolzano

Proposte, nodo «Legami»

La ricetta della comunità

Prescrizione sociale nelle Case della Comunità dell'Alto Adige, a partire da Bolzano.

Un medico di famiglia può prescrivere un farmaco o un esame. Propongo che possa prescrivere anche una relazione: un coro, un gruppo di cammino, un club di quartiere, affidando la persona a un «collegatore di comunità» che la accompagni fino a lì.

Stato
Proposta argomentata, da discutere con medici, servizi sociali e associazioni. Versione 1 del 29 ottobre 2026.
Chi può decidere
Provincia (Salute e Politiche sociali), Azienda sanitaria dell'Alto Adige; per un primo passo locale, il Comune di Bolzano con l'Azienda Servizi Sociali di Bolzano.
Costo stimato
Circa 485 mila euro all'anno per tre anni: meno di un euro per abitante della provincia. Il calcolo e le ipotesi sono più sotto.
Tempi
Decisione nell'inverno 2026–27, avvio a Bolzano nell'autunno 2027, verifica intermedia dopo diciotto mesi, valutazione finale nell'autunno 2030.
Novità
Per quanto ho potuto verificare, in Alto Adige non esiste un programma strutturato di prescrizione sociale. Se esiste, voglio saperlo: la proposta andrà corretta.

Il problema, nei dati

In provincia le persone di 60 anni e più che vivono da sole erano 20.353 nel 1990, 33.775 nel 2015 e 46.727 nel 2025: un aumento del 38% in dieci anni, mentre la popolazione totale cresceva del 4%.1 A Bolzano sono 11.752, undici ogni cento abitanti, contro una media provinciale di 8,6. Quasi la metà delle famiglie della città, il 45,6%, è composta da una sola persona.

Persone di 60 anni e più che vivono sole

Dati anagrafici al 31 dicembre di ogni anno. Fonte: ASTAT, Atlante statistico.1

La tendenza continuerà: secondo le previsioni ASTAT la quota di over 65 passerà dal 21,5% del 2025 al 28% del 2043.1

Vivere da soli non significa sentirsi soli, e qui c'è il primo vuoto: per quanto ho potuto trovare, nessuna rilevazione pubblica misura regolarmente la solitudine in Alto Adige. I segnali indiretti esistono: intervistato nel 2025, il geriatra Christian Wenter ha descritto la solitudine in età avanzata come un fenomeno «aumentato in modo esplosivo» negli ultimi anni.3 Nel mondo, secondo la Commissione dell'Organizzazione mondiale della sanità sulla connessione sociale, una persona su sei soffre di solitudine, e la solitudine è associata a più di 871 mila morti all'anno; l'isolamento sociale riguarderebbe fino a un anziano su tre.2

Il tema è già entrato nel dibattito: a ottobre 2026 il Team K ha proposto in Consiglio provinciale la coabitazione tra anziani soli e studenti.10 La prescrizione sociale lavora su un piano diverso e complementare: non sulla casa, ma sulle relazioni fuori casa.

Cosa sappiamo da altrove

La prescrizione sociale nasce nel Regno Unito. Il medico, o un altro professionista, riconosce che il bisogno di una persona non è soltanto clinico, e la indirizza a un operatore dedicato, il link worker. Insieme costruiscono un piano e cercano nella comunità ciò che serve: un'attività, un gruppo, un volontariato, a volte un aiuto pratico.

Inghilterra. Dal 2019 il servizio sanitario nazionale finanzia i link worker negli studi medici. Oggi sono più di 3.300; nel 2023 sono state indirizzate 1,3 milioni di persone, contro un obiettivo iniziale di 900 mila in cinque anni. Gli invii di persone che vivono nella metà più svantaggiata del Paese sono passati dal 23% del 2017 al 42% del 2023.4

Austria. Dal 2021 un programma pilota promosso dal ministero della salute finanzia la prescrizione sociale nelle strutture di cure primarie, anche pediatriche: a marzo 2025 erano 24. Nella valutazione del 2024 l'85% delle persone è stato indirizzato a offerte del territorio e l'85% ha riferito un miglioramento; il 73% dei medici ha dichiarato di avere più tempo per i pazienti.5

Italia. L'Istituto superiore di sanità ha curato la traduzione italiana della guida dell'OMS per attuare la prescrizione sociale, che indica sette passi: analisi della situazione, gruppo di riferimento, piano di lavoro, mappa delle risorse locali, coinvolgimento dei settori, formazione dei collegatori, monitoraggio e valutazione.6

Quanto sono solide queste prove

Non abbastanza da dare la cosa per scontata. Una revisione sistematica pubblicata su BMJ Open nel 2022 ha trovato solo otto studi controllati, con circa 6.500 partecipanti, e nessun effetto dimostrato sulla qualità della vita; la certezza delle prove era bassa o molto bassa, e gli autori raccomandavano di valutare i programmi prima di estenderli.7 I risultati austriaci sono incoraggianti, ma si basano su ciò che riferiscono pazienti e medici. Per questo propongo una sperimentazione valutata con rigore, non un servizio da estendere subito a tutta la provincia.

Cosa propongo

Quattro sedi, una per comprensorio sanitario. Le Case della Comunità sono il luogo naturale: a giugno 2026 ne erano aperte sette, fra cui quella di Bolzano (Loew-Cadonna), e ne sono previste circa dodici entro il 2028.8 Propongo di partire da Bolzano, poi Naturno, Bressanone e San Candido: città e paese, gruppi linguistici diversi, quattro comprensori.

Un collegatore di comunità per sede. Un operatore con formazione sociale o educativa, bilingue, assunto dall'Azienda sanitaria o tramite convenzione con un ente del terzo settore. Incontra la persona da tre a sei volte, costruisce con lei un piano, la accompagna al primo incontro, la richiama dopo tre mesi.

Chi può inviare. Medici di famiglia, infermieri di famiglia e di comunità dove presenti, assistenti sociali dei distretti, farmacisti. Anche la persona stessa, o un familiare, con il suo consenso.

Una mappa pubblica delle risorse. Secondo un rapporto del 2020, la Provincia sostiene ogni anno circa 170 club per anziani; fra le persone di 55 anni e più, il tasso di volontariato in Alto Adige era del 16,7% (media 2018), contro il 9,8% nazionale.9 Le risorse ci sono: manca un elenco aggiornato, bilingue e aperto di ciò che si offre, quartiere per quartiere. Va costruito all'inizio e reso disponibile come dato aperto, perché serve a tutti, non solo ai collegatori.

Un piccolo fondo per chi accoglie. Contributi semplici alle associazioni che ricevono le persone inviate, perché la prescrizione non diventi un carico invisibile sulle spalle dei volontari.

Una valutazione indipendente dal primo giorno. Affidata a un ente di ricerca come Eurac Research o la Libera Università di Bolzano, con protocollo pubblicato prima dell'avvio. Le sedi partono a distanza di qualche mese l'una dall'altra, così che ogni territorio faccia da confronto prima del proprio avvio. Si misurano la solitudine (la scala UCLA a tre domande), il benessere (la scala breve di Warwick-Edinburgh), le visite dal medico e al pronto soccorso con il consenso delle persone, e si raccolgono interviste.

Una linea di base per tutta la provincia. Chiedere all'ASTAT di inserire le tre domande sulla solitudine nelle indagini periodiche. Senza misura, ogni politica sulla solitudine resta un'opinione.

Un primo passo che Bolzano può fare da sola

Se la Provincia non decide in tempi brevi, il Comune di Bolzano può avviare con l'Azienda Servizi Sociali e la Casa della Comunità Loew-Cadonna un anno di prova con un solo collegatore, per circa 70 mila euro fra personale, formazione e mappatura del quartiere. Sarebbe meno di un euro per abitante della città, e darebbe alla Provincia dati locali su cui decidere.

Quanto costa

Le cifre sono stime d'ordine di grandezza, costruite su ipotesi dichiarate. Il costo del personale va verificato con l'Azienda sanitaria.

Costo annuo della sperimentazione nelle quattro sedi
VoceIpotesiEuro all'anno
Quattro collegatori di comunità55 mila euro di costo aziendale ciascuno220.000
Coordinamento e supervisionemezzo tempo pieno35.000
Formazioneiniziale e continua20.000
Fondo per le associazionipiccoli contributi su richiesta100.000
Valutazione indipendenteente di ricerca80.000
Mappa delle risorse e comunicazionebilingue, in dati aperti30.000
Totalecirca 0,89 euro per abitante della provincia485.000

In tre anni sono circa 1,45 milioni di euro. Se ogni sede segue fra 120 e 150 persone all'anno, il costo è di circa 800–1.000 euro per persona accompagnata, valutazione compresa.

Come sapremo se funziona

  • Raggiungere le persone giuste. Fra 480 e 600 persone inviate ogni anno nelle quattro sedi, con almeno metà di loro sopra i 60 anni e che vivono sole.
  • Arrivare a destinazione. Almeno sei persone su dieci partecipano ad almeno un'attività entro tre mesi dall'invio.
  • Stare meglio. Un calo della solitudine e un aumento del benessere a dodici mesi superiori a quelli del gruppo di confronto.
  • Pesare sui servizi. L'andamento delle visite dal medico e al pronto soccorso, senza dare per scontato che calino.
  • Rendere conto. Risultati pubblicati in ogni caso, anche se deludenti, con i dati aggregati in formato aperto.

Dopo diciotto mesi una verifica intermedia decide se proseguire, correggere o chiudere. Una sperimentazione che non può fallire non insegna niente.

Obiezioni

«Le prove sono deboli.» È vero, ed è il motivo per cui propongo una sperimentazione con un gruppo di confronto e criteri di chiusura. Il rischio economico è limitato; quello di non sapere è maggiore.

«Esistono già i servizi sociali e il volontariato.» Esistono, e la proposta si appoggia su di loro. Quello che spesso manca è il passaggio: il medico vede la persona, le associazioni hanno l'offerta, ma nessuno accompagna il primo passo dall'una all'altra.

«Si medicalizza la solitudine.» Accade il contrario: una persona che arriva in ambulatorio viene accompagnata fuori, verso la vita comune.

«I volontari sono già sotto pressione.» Per questo il fondo per le associazioni e la mappa: chi accoglie deve sapere chi arriva e avere i mezzi per farlo.

«Mancano operatori bilingui.» È il rischio più concreto, in un settore che fatica ad assumere. La convenzione con il terzo settore e una formazione comune possono attenuarlo; va messo in conto un avvio scaglionato.

«E la riservatezza?» L'invio avviene solo con il consenso della persona, i dati raccolti sono il minimo necessario e quelli usati per la valutazione sono pseudonimizzati.

Cosa non so ancora

  • Quante persone si sentono sole in Alto Adige: manca una misura locale.
  • Se le Case della Comunità aperte hanno oggi lo spazio e il personale per ospitare un collegatore.
  • Il costo reale del personale, che ho stimato.
  • Se in qualche distretto esistano già esperienze simili che non ho trovato: sarebbero il punto di partenza migliore.

Ogni correzione verrà registrata nel diario e in una nuova versione di questa pagina.

Fonti

  1. ASTAT, Istituto provinciale di statistica, Atlante statistico: famiglie residenti (persone sole per classe di età), popolazione ufficiale e anagrafica, previsioni demografiche. Dati 2025, popolazione provvisoria. Consultato il 29 ottobre 2026.
  2. Organizzazione mondiale della sanità, «Social connection linked to improved health and reduced risk of early death», 30 giugno 2025, sul rapporto della Commissione OMS sulla connessione sociale.
  3. T. Klotzner, «Allein, abseits, ausgeschlossen: Immer mehr Einsame in Südtirol», stol.it, 10 febbraio 2025.
  4. F. Bu, A. Burton, N. Launders et al., D. Fancourt, «National roll-out of social prescribing in England's primary care system: a longitudinal observational study using Clinical Practice Research Datalink data», The Lancet Public Health, 2025, doi:10.1016/S2468-2667(25)00217-8. Sintesi dell'University College London.
  5. Gesundheit Österreich GmbH, Factsheet Social Prescribing 2025, con i risultati della valutazione Kettl e More-Hollerweger (2024).
  6. Istituto superiore di sanità, EpiCentro, traduzione italiana di «A toolkit on how to implement social prescribing» dell'OMS (2022).
  7. B. Kiely, A. Croke, M. O'Shea et al., «Effect of social prescribing link workers on health outcomes and costs for adults in primary care and community settings: a systematic review», BMJ Open, 2022, 12:e062951.
  8. il Dolomiti, «Sanità, tra case e ospedali di comunità l'Alto Adige ha raggiunto gli obiettivi del Pnrr», 14 giugno 2026.
  9. F. Barbabella, «Le politiche per l'invecchiamento attivo nella Provincia Autonoma di Bolzano», ottobre 2020, Dipartimento per le politiche della famiglia.
  10. il Dolomiti, «Crisi degli affitti, studenti senza casa e anziani soli: perché non metterli insieme? La proposta di Team K», 13 ottobre 2026.